Portainnesti, cloni e barbatelle
Il vitigno ideale: una combinazione tra diversi elementi
Tutta colpa degli americani... L'invasione della filossera arrivata dall'America del Nord nel secolo scorso ha radicalmente cambiato la viticoltura. Si rese infatti necessario utilizzare esclusivamente radici di vite americana (le uniche resistenti al parassita) sulle quali innestare porzioni di tralcio di vinifera europea. Le radici vengono chiamate portainnesti (detti anche piede o talea) su cui si innesta il tralcio (la marza) con una o pił gemme che, mediante l'innesto, si salderą alla vite constituendone la parte alta.
Pur discendendo tutti da una specie americana resistente alla filossera, esistono diversi tipi di portainnesti, ognuno ideale a uno specifico terreno, clima, esigenze di produttivitą, sistemi di allevamento, vitigno scelto da innestare. Allo stesso modo anche le marze sono scelte accuratamente all'interno di una selezione tesa a individuare i cloni che offrono le migliori produzioni in base alle caratteristiche del vigneto e al vino che si vuole ottenere.
Solitamente nella messa a dimora di nuovi vigneti vengono impiantate delle barbatelle (portainnesto pił tralcio del vitigno gią innestato).