L'uva: il vino ha la
sua verità
Quello
che troviamo in un bicchiere di vino non è altro che "succo" d'uva
trasformato dalle fermentazioni, dalle lavorazioni di cantina e dal tempo. Come
si è già detto non esiste tecnologia capace di trasformare un'uva mediocre in
un grande vino, è quindi nella qualità dei grappoli che si possono trovare le
premesse necessarie per produrre bottiglie di pregio.
È fondamentale la scelta della varietà che meglio
si adatta in ogni contesto geografico e ambientale. È una scelta difficile per
il viticoltore, che deve tenere conto anche delle tendenze di mercato, tentando
di anticiparle (un nuovo vigneto inizia a produrre uve di qualità non prima del
terzo anno).
È importante scegliere il clone giusto, con il
sistema di allevamento adeguato, ed eseguire tutte le operazioni nel vigneto in
base alla produzione che si vuole ottenere. Il caso del Pinot Nero è esemplare
per capire le diverse componenti che concorrono a una viticoltura di qualità.
Questo vitigno, a bacca nera, è uno dei protagonisti dello champagne e di molti
spumanti
metodo classico.
Ma è anche il vitigno da cui vengono prodotti vini rossi tra i migliori al
mondo (le etichette della Borgogna, per esempio, ma anche molti prodotti
italiani). Ovviamente, nel primo caso le uve saranno vinificate in bianco
(ovvero senza la bucce, responsabili del colore dei vini) e nel secondo
vinificate in rosso. I cloni non sono però gli stessi: esistono varietà di
Pinot Nero indicate per la spumantizzazione, altre ideali per la produzione di
grandi vini rossi. Nel primo caso i grappoli sono più grossi, con acini più
grandi; nel secondo, al contrario, i grappoli hanno dimensioni ridotte e gli
acini sono più piccoli con un più felice rapporto tra polpa e buccia: è in
quest'ultima, infatti, che si nascondono per la maggior parte le sostanze
fenoliche importantissime per i vini rossi.
Cambiano anche i sistemi di allevamento e le
operazioni nei vigneti: per un vitigno destinato alla produzione di vino base
per la spumantizzazione è possibile mantenere produzioni più elevate puntando
su forme di coltura destinate a questo scopo. Per produrre grandi vini rossi
bisogna invece puntare su sistemi di allevamento orientati ad ottenere basse
rese, tentando di concentrare le sostanze su un minor numero di grappoli: nel
suo ciclo vegetativo, infatti, la pianta della vite trasferisce al suo frutto un
certo numero di sostanze: ne consegue che riducendo il numero dei grappoli si
otterranno acini più ricchi. Usare il clone "sbagliato" modifica
radicalmente il prodotto finale. Continuando con il nostro esempio, vinificando
in rosso uve di Pinot nero destinate alla spumantizzazione si otterranno vini
scarsi di struttura, con poco colore, pochi tannini ed elevata acidità.
Al contrario, la vinificazione in bianco di grappoli di Pinot Nero indicati per
la produzione di vino rosso darà un vino base con scarsa acidità, elemento
importante negli spumanti.
Un esempio valido per tutta la viticoltura: per
ogni tipologia di vino esistono cloni adeguati e regole di coltura indicate. È
fondamentale quindi definire una destinazione enologica per ogni vigneto e
rispettarla. L'obiettivo in cantina, sarà quello di "non rovinare" la
materia prima che la natura ha prodotto.