Diraspatura, pigiatura e
pressatura
Come l'uva
diventa mosto
Tutto
è pronto in cantina, per attendere le uve vendemmiate: bisogna fare molto in
fretta, la fermentazione potrebbe infatti partire ancor prima di pigiare l'uva.
È anche per questo che i viticoltori più attenti colgono l'uva con la massima
attenzione in piccole casse. Una volta vendemmiata l'uva va diraspata (separata
dai raspi) e pigiata (in pratica, "spremuta").
Per i vini rossi viene effettuata la pigiatura con
diraspatura: esistono macchine che prima separano i raspi e poi rompono gli
acini senza lacerare la buccia e senza frantumare i vinaccioli. Ciò consente di
limitare al minimo la cessione di sostanze tanniche presenti nella parte legnosa
del raspo (responsabili di un forte sapore erbaceo con fondo amarognolo) e di
evitare la rottura dei vinaccioli che comporterebbe la fuoriuscita di troppo
tannino e soprattutto di una sostanza oleosa sgradevole per il vino.
Per i vini bianchi (ottenuti sia da uve a bacca
bianca che da uve a bacca nera) si utilizzano solitamente delle presse
pneumatiche che sono in grado di schiacciare l'uva in modo soffice per ottenere
un mosto abbastanza pulito, con profumi
fini, fruttati, delicati, con scarsissima presenza di tannini. L'uva può essere
introdotta intera o preventivamente separata dai raspi. Il mosto
dev'essere separato dalle bucce e dalle altre parti solide del grappolo
immediatamente dopo la pigiatura. Prima di far partire la fermentazione il mosto
viene solitamente chiarificato.
I vini rosati vengono invece lasciati a contatto
con le bucce per un periodo molto breve (24-36 ore) e poi separati e
chiarificati come per i vini bianchi.