Come rifiutarlo
Le
regole vorrebbero che la bottiglia scelta vi venga mostrata (per verificarne la
corrispondenza di tipologia e di annata), stappata in vostra presenza, ne venga
annusato il tappo e servita a chi l'ha ordinata per un assaggio di approvazione.
Non siate timorosi, verificate l'etichetta, non esitate a segnalare eventuali
differenze rispetto a ciò che avete ordinato e non considerate l'assaggio una
formalità.
Verificatene il colore, l'odore e bevetene un
piccolo sorso soffermandovi su eventuali difetti. Esprimete senza timore le
vostre considerazioni, se trovate qualche cosa che non va chiedete un'opinione a
chi vi ha servito. Nel caso di difetti evidenti, ditelo tranquillamente, senza
però mancare di rispetto né al produttore né a chi vi ha servito.
Per bottiglie con evidenti difetti chiedetene la
sostituzione: il caso del tappo è il più evidente, ma anche vini con evidenti
ossidazioni o altri difetti marcati possono, con gentilezza, essere rifiutati.
È evidente che il "rifiuto" deve
avvenire alla prima degustazione, sta a voi usarlo al meglio, riuscendo a
motivarlo ragionevolmente. Se il vino è "corretto", ma semplicemente
non vi piace, fatelo presente ma senza essere arroganti o pretenziosi, anche se
la bottiglia vi è stata suggerita dal sommelier.
Se ritenete che il vino non è stato servito alla
giusta temperatura, ditelo, ma diffidate degli artefizi per raffreddare una
bottiglia (da evitare il freezer, meglio il secchiello con acqua e ghiaccio),
mentre potete chiedere che un vino troppo freddo venga travasato in una brocca
(mai una fonte di calore vivo diretto come calorifero, stufa, camino: un vino
troppo caldo è irrimediabilmente compromesso).
Fino qui abbiamo, in qualche modo, preso le difese
di chi vi serve. Ma se, per fortuna succede in rari casi, il vostro
interlocutore dimostra arroganza e supponenza? Se riuscite, mantenete la calma,
non rovinatevi la serata, e cancellate il nome di quel ristorante dalla vostra
agenda.