Affinamento e
maturazione in botti e barriques
"Scusi,
questo vino è barricato?" Sempre più spesso si sente porre questa
domanda, come se fosse "l'ultimo grido" o come se i vini affinati in
barrique abbiano necessariamente una marcia in più. Una premessa è d'obbligo:
da millenni esiste il binomio vino-legno. Anzi, in passato il legno era l'unico
contenitore per il vino. Nel dopoguerra i contenitori in acciaio, molto più
pratici ma anche più "passivi" nel rapporto con il vino hanno
temporaneamente sostituito le botti. Oggi le tendenze orientate a una sempre
maggiore complessità vedono un ritorno in cantina delle botti di legno.
Le proprietà del legno
Certi vini, ottenuti da uve di elevata qualità e da particolari vitigni, dalla
permanenza a contatto con il legno acquisiscono elementi che conferiscono loro
maggiore struttura e durata nel tempo.
Ma un vino affinato in legno acquisisce anche aromi particolari derivati dal
legno, piacevolissimi se ben dosati, fastidiosi nei casi in cui si eccede
nell'utilizzo delle botti, eccessi che si traducono in bottiglie in cui i profumi
del legno coprono gli aromi primari del vino.
Non solo il tipo di legno, ma anche il taglio, la stagionatura, la tostatura e
persino il lavaggio influiscono sugli aromi che cederà al vino la barrique.
Botte grande o botte
piccola?
La "mitica" barrique è una piccola botte con capacità di 225 litri.
Di tradizione francese, solitamente viene costruita utilizzando legno di rovere
di Allier, Limousin, Tronçais, Nevers, Vosges, del Massiccio Centrale Francese
e, più di recente, rovere delle Rocky Mountains e anche legno proveniente dalla
Russia. Rispetto a una botte grande, nella barrique la superficie del vino a
contatto con il legno è maggiore e risulterà di conseguenza maggiore anche lo
scambio di sostanze con il legno.
Il rapporto fisico-chimico tra una grande botte e una piccola botte è di circa
3 a 1; ciò significa che sono necessari 3 anni di botte grande per avere il
bouquet di 1 anno di barrique. Questo non vuol dire, però, che la botte piccola
sia da preferire alla botte grande. Sta alla sapienza del cantiniere, in base
alle uve a disposizione e alla loro destinazione enologica, "dosare"
il legno, scegliendone la pezzatura, la tipologia e il tempo di affinamento.
Il
tipo di legno
Esistono innumerevoli variabili nella produzione
delle botti che portano ad avere, di conseguenza, differenze, a volte anche
notevoli, negli aromi che il legno cederà al vino, soprattutto nel caso delle
piccole botti, in cui, come già detto, il contatto con il vino è amplificato.
Innanzitutto la zona di provenienza: il terreno dove crescono i legni da
destinare alle botti gioca un ruolo fondamentale negli aromi che un vino potrà
acquisire dal contatto con il legno.
Nei terreni più leggeri, più umidi (per esempio
in Limousin) si ottengono legni più porosi, con tannini più aggressivi,
indicati per i brandy. Al contrario terreni più calcarei (in Alleria, ma anche
in Tronçais e Vosges) daranno legni meno porosi, più dolci. La prima fase è
la scelta del legno: qui è fondamentale l'esperienza dell'uomo che dovrà
scegliere il legno della migliore qualità, puntando sui tronchi più dritti e
con minor ramificazioni. Dal tronco verrà effettuato il taglio per ottenere le
assicelle: la tecnica migliore è quella dello spacco che, rispetto al taglio,
ha il pregio di preservare e rispettare l'integrità delle fibre del legno.
Ottenute le doghe bisogna passare alla fase di stagionatura. Al momento del
taglio il legno ha un tenore di umidità di circa il 70%, improponibile per
avere una buona tenuta delle botti dopo l'assemblaggio, il legno subirebbe
infatti forti restringimenti. L'essiccamento può avvenire a contatto con l'aria
aperta o in particolari essiccatoi: la differenza è stimabile in 3-4 anni di
tempo. Con le soluzioni artificiali si può raggiungere l'umidità desiderata in
tempi brevi facendo però attenzione: la perdita veloce di acqua da parte del
legno, con il conseguente veloce restringimento dei tessuti e delle fibre,
potrebbe portare alla formazione di spaccature più o meno grandi.
L'essiccamento naturale avviene
"semplicemente" abbandonando le assicelle accatastate su un'ampia area
all'aria aperta. La regola de-facto tra i produttori definisce il periodo di
stagionatura minima in un anno di tempo per ogni centimetro di spessore
dell'assicella. Ciò significa due/tre anni e oltre nel caso delle barrique. La
stagionatura naturale, oltre a seguire un normale decorso di essiccamento,
conferisce al legno composti volatili di elevato potere aromatico, in
particolare la vanillina (alla quale si attribuisce il classico sentore di
vaniglia) cosa che non avviene nell'essiccatura artificiale.
Piegatura
e tostatura
Una volta essiccate le assicelle vengono ridotte
tutte della stessa dimensione e sagomate stringendo gli estremi per avere più
larghezza al centro dove il fusto ha il diametro maggiore. Le doghe vengono a
questo punto unite nel primo cerchio formando un fusto a forma di cono.
La piegatura delle doghe, per completare la botte,
avviene a caldo, tecnica necessaria per rendere meglio deformabili le assicelle.
Segue la tostatura, ovvero l'esposizione al fuoco delle botti, forse la fase che
conferisce maggiori differenze aromatiche tra botte e botte. La tostatura
leggera prevede circa 5 minuti di esposizione al fuoco, quella media circa 10
minuti, quella forte, intorno ai 15-20 minuti. È questa operazione che
amplificherà nel vino gli aromi della famiglia dei tostati (fumé, caffè,
tabacco, eccetera) che contraddistinguono i vini importanti.